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AL MATTINO

Risultati immagini per ALBA COLLINAAl mattino. Presto.
Foschia sulla collina
leggera brezza dalle imposte.
Il sole ha deciso di entrare
posa un raggio sul cuscino
il letto dorme, ancora
respira il comodino.
Il tappeto s'arrotola
in un gioco felino
s'appoggiano i piedi
le gambe s'allungano
apro le braccia
ed è giorno.

INVERNO

Siete gli stessi ogni mattina
lunghi e neri
spezzate il cielo
bagnati o innevati
è inverno
vi guardo da dentro
qui tutto è caldo
non tremo
voi si
il vento vi scuote
è inverno
timido e a metà
sbuffa freddo
insegue il gelo
non sa più come si fa.

SPLENDE IL SOLE

Il caldo placato
la sete finita
si asciuga la fronte 
nel manto nevoso.
Ricordo la mano
lenzuola sfiorate
il corpo sdraiato.
Sciolta la chioma
rinasce il rossore
splende il suo sole
splende il suo sole.

SOGNO

Potrei arrivare ai fiori che non sbocciano
per tenerli piano fra le dita.
Inventerei il sole, il canto d'un passero solo
la nebbia oltre la siepe.
Seguirei la melodia che sento nelle mani
senza chiudere la porta
senza chiavi di scorta.

TRA IL BUIO E LA LUCE

Queste mani dalle dita di pietra
sbriciolano il riflesso negli occhi dell'altro
mentre la città si accende di luci artificiali
indosso  il mio vestito migliore:
la notte.
Mi  sento a mio agio
le stanze dormono e io resto
tra il buio e la luce
in attesa d'un segno,
una voce che spieghi
le pieghe che ho dentro.

LA NOTTE

Mi ritrovo con le mie ossa
ammucchiate nell'angolo della sera,
penombra che solo il sole dona
quando tramonta dietro i rami anneriti.
La notte era il luogo dei misteri
quando non esistevano lampioni
e si restava in casa.
Adesso sono qui, lontano
da ogni goccia di pioggia
nella terra che sa di muschio
di silenzio e di rugiada.

STORMO

Nelle tasche ho una ricetta
sgualcita dalle dita, dall'acqua
di fossi che ho visto fiorire a primavera.
Primule e viole nell'ombra del meriggio
quando l'erba è fresca e si fa toccare.
Ho imparato il volo delle rondini
il tornare al nido:
un viaggio verso il sole
che chiama e non attende.

A TAVOLA

Ho ripulito i pensieri
stasera.
Erano come lenzuola stese al sole
bianche, senza forma
si univano in una danza mossa dal vento.
Nel piatto ho pane tostato
e sentore d'olio del Sud
la punta del dito nel sale
faccio un giro nel gusto
e mi presento:
sono il senso del mosto.

IL MIO GATTO

Si muove piano fino al mio fianco
per dormire o prendermi quel calore
che  mi sfugge e lo raggiunge.

Gli occhi chiusi, adesso,
ma è attento alle mie dita
alla parola scritta che non dico
che non dice se non detta.

Il suo istinto lo porta dove serve
muove passi su ogni cosa
senza perdersi nè cadere
senza domande, solo spazio,
tempo che passa.

il viaggio aspetta un biglietto
lo sguardo rubato
al finestrino aperto
fumo di sigaretta fugge
dallo scomparto non fumatori.
ma lei lo fa, lo stesso,
ha la mano pronta
sul freno...
composta al suo posto
altrove.

INSOLITO

insolita brezza
sul far della sera:
m'accarezza.
gli occhi gravi
mi domandano
del riguardo,
della primavera.
semi sui rami sotto il cielo grigio
gonfio di pioggia.

sempre lì a guardarmi dall'alto
in attesa che il vento sfondi la mia finestra

non riesco a muovermi
da qualche giorno

la stanza tace
ascolta il cinguettio dell'alba
risvegliata da ruote e motori

resti li
aspettando le foglie
la mattina
d'inverno



cambio giro stasera
esco dall'uscita di sicurezza
ho una carrozza nuova
fino a mezzanotte

attraverso il cortile
invaso da panni stesi
che non vogliono scolorire
e donne ai balconi
coi seni appoggiati
pesanti

nel vicolo che ho scelto
ci sono cartacce buttate
che nessuno raccoglie più
a marcire in angoli bui

proseguo comunque
tra vapori di cucina
e minestroni già impiattati

 sono chiuse le imposte
- non siamo al mare -
evito le insegne
e le luci della notte.
inamidata nel colletto bianco ha colpito braccia e case
con precisione da cecchino

i suoi sicari svendono salvadanai e materassi
drogano i vecchi saggi

costretti alla badante e a spondine al letto
bavaglio al lamento

d'una piazza morente invasa da code e masse
mendicanti senza passo
lepre corre
veloce fugge, taglia l'aria
di fieno e ronzii invasa
lontano dal nord
più vicino al tramonto
dove l'ultimo tepore
anela.

MELETO

parole sfuggite nel sonno
pieno di schiaffi ed occhi
s'aprono sorpresi
dalla luce del giorno.

la mano bianca e tesa
serra il pugno
prima che l'ora rintocchi.

odori di casa e di campi arati
lungo il sentiero dietro la siepe
nel meleto fiorito
dove ronzano api e pensieri
in cerca di dolcezza.

LA VALIGIA

la valigia, pesa,
nelle mani gonfie,
trascinata per strade diverse
senza luoghi da ricordare.
consumata
non smette di seguirmi...
 
non smetto di trascinarmi.

IL FANCIULLO


Il fanciullo mi guardava
fisso
dentro lo stomaco
con occhi grandi
avido di nuvole e caramelle.
Correva avanti a me
le gambette sorridenti.
Non ho ossa,
gli dissi,
solo mani di gomma
e un barattolo di vernice.
La mia schiena è curva
ho perso il senso delle altezze.
Tornai indietro,
a carponi.

IL GIOCO DEI BAMBINI

potremmo giocare
o porre domande
sdraiati su un tappeto
di rose, stringerci le mani
e piangere o urlare
davanti ad uno specchio, ridere
cantare con le allodole
confondendoci tra le note.

dovremmo fermare il tempo
guardare oltre
oggi è già ieri
o poco fa. corriamo, cadiamo
sbucciamo ginocchia
abbiamo un cuore dolce
come frutto appena colto.

CASA

di te i numerosi abiti
ho lavato e  le mani
strofinate, consumato.
ti ho abitato
cambiato pareti e nuvole.
guardo il giardino imbiancato:
da qui tutto brina.
non apro ancora al fiato del mattino
le mie stanze disabitate, dove
il gigante addormentato
mormora  bagliore di braci
e piano respira .