
Lo stress e l’intera sua area semantica si riconfigurano in
termini di “ira”, nonché le sue modalità di accumulo e rilascio psichico a
livello sovraindividuale. L’ira sarebbe infatti una passione collettiva e
collettivizzabile: è l’energia psichica monetizzabile per eccellenza.
Storicamente, l’impegno ad accumulare le energie psichiche dei singoli e delle
masse è imputabile a quei grandi collettori che hanno agito come banche delle
passioni, dei sentimenti, delle energie mentali in genere, che hanno
immagazzinato le energie psichiche differendone l’immediato dispendio in vista
di uno sfruttamento futuro. Le società rappresentano delle gigantesche banche
di energie pulsionali degli individui che si regolano e si mantengono
immagazzinando i potenziali umani di rivolta contro l’esistente, per rivolgerli
alla costituzione di costrutti sociali.
La funzione dei media nella società multistratificata
stress-integrata consiste nel provocare ed evocare i collettivi come qualcosa a
cui viene somministrata giornalmente, ora per ora, una nuova proposta di
irritazione, di indignazione, di invidia, di presunzione: una quantità di
offerte che si rivolgono ai sentimenti, alla disposizione all'angoscia e
all'indiscrezione dei membri della società. La Nazione è un plebiscito
quotidiano. L’attualizzazione dei legami sociali nei sentimenti dei membri
della società può essere perseguita dunque solo tramite la cronica produzione
di stress simbolico e tematico. I collettivi sarebbero dei collettori di
passioni, privi di una struttura rigida, acefali, che funzionano secondo ondate
di stress indotto dai media, i quali quotidianamente creano quelle passioni
timotico-stressanti che hanno capacità di far sentire uniti gli individui. I
collettivi si generano a partire da ondate mimetiche di stress condiviso. Non
esistono né soggetto né libertà, se non al di fuori dei collettivi portatori,
gestori e creatori di stress che comunemente vengono chiamati società. Il
soggetto esperisce la libertà in maniera eminente solo a partire dalla
separazione dalla collettività. Al contempo, “si performa” costantemente
tramite l’esercizio. Un soggetto ascetico, atleta del mondo ma non della
rinuncia, che fa della pratica la propria essenza. E anche un soggetto
condannato alla solitudine. L’uomo vive l’ascesi e l’esercizio come modalità di
separazione dal mondo, ma al contempo rimane nel mondo. Un soggetto che fa
l’epoché dai collettivi totalizzanti, ma che non crea un mondo separato da
contrapporre a quello esistente. Se il mondo intero diventa un palcoscenico, è
perché esistono secessionisti che stabiliscono di entrarvi soltanto come spettatori,
non come partecipanti. La loro comparsa genera la sfida etica dell’esistente:
dal “confine del mondo” questi osservatori intendono testimoniare lo
svolgimento dei fatti nello stupefacente locale. La tensione verso l’autopoiesi
non è nient’altro che uno dei nomi dell’ira, dello stress, declinato però dal
lato del soggetto singolo, ha rappresentato il motore al cambiamento che ha
spinto gli uomini verso mete improbabili: eticamente secessionisti, ma
ontologicamente immanentisti. Potremmo dire che l’osservatore risponde al
problema chiamato mondo separandosi e analizzandolo, mentre il praticante
metafisico lo nega tramite l’esercizio e costruisce un contro-mondo a suo uso e
consumo personale. La politica diviene “essere-insieme-stressante”. Nell'epoca
contemporanea, in cui tutte le forme di antropotecnica religiosa sono state
messe seriamente in crisi dal post-illuminismo occidentale, restano solo le
antropotecniche teoretiche come strumenti di separazione dai collettivi
antropotecnico-politici: si estingue la vita politica e divampa quella
contemplativa (…) Dopo che la politica si è infiacchita, anzi, è sparita, la
teoria penetra nello spazio rimasto vuoto e lo riempie con pretese ideali alle
quali la realtà non può mai corrispondere. I pensatori non sono più legati a
questa o a quella comunità, ma si
sentono cittadini del mondo intero. Chi riesce a stare ovunque finisce per non
partecipare in nessun luogo. Questo mondo è diviso tra coloro che lo
fanno/subiscono e coloro che lo analizzano. Tutte le forme eminenti di teoresi
sono sopravvissute alla politica. Chi cambia la propria vita, da sempre sono
quegli uomini e donne che, dietro allo schermo di un computer o all’oculare di
un microscopio, scrivendo una poesia, scattando una foro, girando un film o
scrivendo un saggio di filosofia, sospendono se stessi e il proprio mondo, al
fine di comprendere e modificare proprio quel mondo. Questi uomini e donne sono
coloro che possono formulare, dal loro punto di vista, al contempo interno ed
esterno al mondo, l’imperativo assoluto in modo che possa essere compreso,
appreso e seguito anche dagli altri uomini, dai non asceti della teoresi.
(tratto da: ESERCIZI PER CAMBIARE LA VITA – IN DIALOGO CON PETER SLOTERDIJK)
(tratto da: ESERCIZI PER CAMBIARE LA VITA – IN DIALOGO CON PETER SLOTERDIJK)
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