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LE CHIAVI

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Dov'è finito quel mazzo di chiavi? L'ha cercato per ore, dappertutto! Ha ricostruito le sue mosse, momento per momento, fino al punto esatto in cui non c'era più nulla da ricordare. Un vuoto abissale, sconcertante, difronte al quale poteva solo arrendersi. Come sbattere contro un muro, senza ottenere nulla, se non lividi e rabbia. Maledetta memoria, maledetto inconscio che ti barrichi dietro muri di nebbia e nascondi ogni gesto fatto, colore visto, emozione provata!
E adesso? Come farà? Quelle chiavi servono, maledettamente! Servono per aprire la porta e uscire, sentire l'aria, camminare, respirare il vento, vedere gli alberi che s'arrampicano sul cielo. Un cielo grigio d'inverno, comunque bellissimo, da guardare, perchè in alto, verso la libertà.
Allora ci riprova. Prova ad unire i pezzi d'un puzzle che non si vogliono incastrare tra loro. Non ne viene fuori alcuna immagine, nè illuminazione. Non resta che rassegnarsi: è sfinita.
Si risiede come un pupazzo sgonfiato, buttato sul bordo del letto. Come una cosa che non sa dove mettere... ci penserà dopo, in un altro momento che probabilmente dimenticherà.

UN FRUTTO


Non è pronto il pensiero
la parola acerba
chiede sole per arrossire
addolcire
al morso far gioire
dissetare.

POLVERE

Polvere
tornano giorni di fumo
evapora un sorriso
le nevi si sciolgono
ritornano al sonno
profondo e scuro
e dimentico un sogno.
Scorre il bisogno
nelle vene rigonfie
non c'è voce in gola
si schiarisce nell'alba
ed il rosso si sfuma.
Il respiro fa strada
lascia ombre di gesso
da scolpire coi passi
e l'incedere incerto.

TEMO

Parlami, anima mia.
Senti la mano
è fredda.
Oggi temo ieri
oggi cerco pensieri.
I veli mi svelano
corro 
i piedi nella sabbia
il mare, le sue mani
ombre si curvano
guardano dietro
prendono respiri
i miei, nuovi
sbuffano rabbia.
Temo
ancora tremo.


Credo che potrei farcela, anche stamattina. Un piede davanti all'altro, la giornata mi passerà sopra, con la sua routine. Andrà dritta, verso la sera, come il vento stamattina. Le foglie contro i vetri, ammucchiate negli angoli che le costringono lì, aspetteranno un'altra folata o un colpo di scopa.
Ogni vissuto meriterebbe d'essere ricordato, ripreso e rimpastato, anche se i ricordi sono confusi e i perchè, inopportuni.
Sì. Credo risponderò anche oggi al mio istinto di sopravvivenza...magari, domani, o dopo ancora, i perchè arriveranno. Rimetterò insieme i pezzi a costruire un senso, così che il mio cuore batta con ritmo vero e la mia anima ritorni in questa casa che chiamo col mio nome.
Sarò fuori dal tempo
invisibile agli occhi
parlerò nei ricordi
nelle cose rimaste.
Sarò tutto e terra
sotto i fiori che stanno
come un giorno che passa
passerò la mia porta.

MARE DEL NORD

Dimmi! Come posso 
camminare senza peso 
su parole non dette
agghindarmi i capelli
come fossi un'attrice
senza specchio, nè lacca?
Abito stanze e luoghi stranieri
navigo a vista
ho perso la rotta.
Fa freddo qui al Nord
la sabbia è bagnata
e la nebbia m'inghiotte.


6 SETTEMBRE

Servono dettagli semplici
scritti su carta
quando la memoria si perde.
I miei passi nella nebbia
evaporano come acqua
e procedo senza mani
come abito bianco
e strascichi di me.

ANDATA E RITORNO

Il silenzio delle pause
il fiato messo da parte
per respiri necessari.
Abito nelle mie ossa
col nome che mi hai dato
quando gli occhi erano fatti per guardare
e il pianto per chiamare.

SVUOTANDO

Seduta
il mare davanti
le note forti d'un piano dal fondo della baia
e tutto si tace
adesso
senza alcun motivo.
Solo eco di braci
e conversazioni dal piano di sopra.

LE OMBRE

Dove finiscono le ombre sull'asfalto?
Restano lì, senza una lingua da parlare
corpi fra corpi
lontano dagli occhi,
abitano o albergano,
non si indossano.

DERIVA

In ciò che pronunci non c'è suono che ascolti                              
procedi di acuto in acuto senza mano al timone.
Navighi a vista,  né rotta né vele.
Sei di marosi e di maree
in balia dell'acqua e del sole
mentre la pelle brucia 
la tua carne s'asciuga.

ABITO

Abito qui, dietro la veste che indosso
al mattino che stropiccia gli occhi
e lo sbadiglio confonde lo specchio.

LETTERA

Non ho avuto un peluche fino a che non sono diventata mamma. Lo desideravo tanto e sono sopravvissuta anche a questo! Sembra incredibile, vero? Si sopravvive a tutto, anche all'assenza di un pupazzo morbido e accogliente. Ho sognato un grande amore, di quelli che ti attraversano l'anima, ti fanno perdere e poi tornare, piangere e ricordare, fino a non sapere più dove stai andando o se sei disposto a rimanere sospeso in quel mondo a parte.
Non voglio che vi spegniate in un momento, perché basta un attimo, un soffio di vento...vorrei che assomigliaste solo a voi stessi e vi faceste travolgere dai dubbi e dal bisogno di capire, con la fatica delle lacrime e le risate che ti fanno mancare il fiato.
Voglio che decidiate non la strada, ma il percorso, studiando le tappe ed improvvisando ripari di fortuna, adattandovi al momento senza che il momento cambi i propositi o li cambi solo se ne vale la pena.
Voglio che vi fidiate del sorriso dell'altro, della mano tesa, del dono incondizionato e non diventiate aridi, chiusi dentro un mondo  finto, confezionato con vuoto a perdere.
Vorrei poter ritrovare il senso profondo di me stessa nello spazio, perchè è da troppo tempo che vago nel limbo dell'inerzia.

SOTTO LA PELLE

Sotto la pelle si vedono i pezzi
di carne da usare subito.
Presto si sciuperà, perchè si ha bisogno dei corpi,
delle mani, delle carezze.
Nelle ossa c'è tutta la forza
che scricchiola, usurata dai passi,
dalle salite inevitabili che vorresti evitare.
Sotto la pelle si vede l'azzurro del cielo
a volte la luce che nutre le fibre
a volte il deserto, la fuga dell'acqua.
forse non ho più nulla da dire
il mio orto è sterile
le stagioni cambiano abito
io indosso la luce del giorno.
la notte mi appartiene, quanto il sonno
che tutto tace
i silenzi riparano da suoni acuti
e dimenticano l'ombra
lasciata sulla strada.

PAROLE

non parlerò di te
della nebbia, dei cortili,
dell'amaro in bocca
dei tuoi riti malsani.

e non parlerò con te
del tuo buio, dei tremori,
del letto disfatto
della muffa sui muri.

parlerò per parlare
parlerò per tacere
parlerò per pudore.

I LUOGHI

Capisco le rose
il sangue che scorre
le spine e le foglie
il sapore di ferro.
Le mie ossa sono legno,
le mie carni arse al sole.
Le mani di mia nonna
sono ancora nella terra
sono ancora nelle mie
e il suo mondo in una cassa.
La sento nella ossa
e nell'aria che respiro
e non porto fiori al cero
perché quello non è il luogo.
Ogni luogo è il nulla
il suo luogo è la mia pelle.

OFELIA

l'ho vista sdraiata con la faccia nell'acqua
in cerca di pesci o forse di buio.
aveva le vesti nascoste dall'ombra
e piccoli piedi esposti alla luce.

l'ho vista sdraiata e volevo toccarla
l'ho vista sparire dove il fiume si stanca.
ho atteso la pioggia e l'odore che lascia
per gonfiare i miei occhi e sfondare la sabbia.

CAOS

Punti di punteggiatura
tinti di tinte tenui
piano mi raggiungono
orda di note fuori spartito
smuovono acque sotterranee
buie e nascoste.