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ANTONELLA BUKOVAZ: DUE POESIE

Risultati immagini per MITEZZAAllora guardami
io sto
non è solo scrivere
faccio ciò che dico
sto
ti do la mia pelle
sono una donna giusta
nel mio stare
ho incollato il passato
leggo
il dolore sulle foglie
anche il tuo è autunno.




Sto ferma ferma ferma per essere anche altrove.
E’ questa la mia idea di mitezza – tende
a mettere a fuoco per vedere
anche sott’acqua in un perenne battesimo
perché se stai fermo fermo fermo
sprofondi nel senso della terra e si fa acqua
il gesto – fusione del creato – potenza di passaggio
verso lo stato aeriforme
una volta dichiarato che possiamo volare
soltanto se disposti a smettere di camminare.


ENRIQUE VILA-MATAS

La seconda opera è la brezza. La prima è il luogo buio, dove ti ritrovi indifeso, solo, soggetto a tutto, e senti forse, a momenti, rumori, bisbigli, intuisci movimenti e a volte sei raggiunto da toccamenti, urti e carezze che non sai da dove e da chi vengano. È un’opera che non c’è; c’è solo nella misura in cui la vivi, ti esponi ad essa entrando, ogni volta diversa, variata. Altrimenti si sottrae alla percezione; o meglio: è la percezione del buio totale: se uno non entra, da fuori c’è solo il buio, la percezione di non percepire.
La brezza percorre tutto il libro, è una delle immagini chiave; ma si sente perché prima si è stati esposti al buio, allo spaesamento, alla fragilità, alla solitudine e alla paura. È l’invisibile che ti càpita. Si comincia a scrivere così. Poi la brezza spinge. (Ma nel luogo buio si torna sempre comunque.)Il narratore infatti ci torna regolarmente. È un po’ una metafora del suo (e nostro) agire e vivere, la perdita di ogni riferimento, l’acuire i sensi senza nessun risultato, la tensione l’allerta e l’abbandono, il desiderio e la paura del contatto, ad opera di chiunque, nel buio in cui si brancola. 

COSCIENZA E CONSAPEVOLEZZA

Io credo che esista una forma trascendente di coscienza, che non ha nulla a che fare con ricompense e punizioni.

L’educazione andrebbe considerata come educazione della consapevolezza, e non solo come l’insegnamento delle varie professioni.
(O. Sacks)

IL SEGRETO

Risultati immagini per SEGRETO DIPINTIE’ importante avere un segreto, una premonizione di cose sconosciute. Riempie la vita di qualcosa di impersonale, di un numinosum. Chi non ha mai fatto questa esperienza ha perduto qualcosa di importante. L’uomo deve sentire che vive in un mondo che, per certi aspetti, è misterioso; che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili, e non solo quelle che accadono nell'ambito di ciò che ci si attende. L’inatteso e l’inaudito appartengono a questo mondo. Per me, fin dal principio, il mondo è stato infinito e inafferrabile.
(Jung - Ricordi,Sogni,Riflessioni)

DEMONI?

Risultati immagini per I GIGANTI BIBBIALa nostra età ha posto il più possibile l’accento sull'uomo in questo mondo, effettuando così una demonizzazione dell’uomo e del mondo.
(Jung)

IO NON SONO IL MIO LAVORO

Risultati immagini per LA SOCIETA' DELLA STANCHEZZAOggi viviamo nell'illusione di essere liberi, ma non lo siamo affatto: vediamo infatti come la comunicazione, che si presenta come libertà, si rovescia in controllo. Comunicazione e trasparenza producono anche una costrizione al conformismo: oggi crediamo di non essere soggetti sottomessi ma liberi, crediamo di essere un progetto che si delinea in maniera sempre nuova, che si reinventa e si ottimizza. Il problema è che questo progetto, nel quale il soggetto sottomesso si libera, si rivela esso stesso una figura della costrizione. L’io come progetto sviluppa delle costrizioni interiori, per esempio nella forma della prestazione e dell’ottimizzazione sempre maggiori. Oggi viviamo in una fase storica particolare, nella quale la stessa libertà implica costrizioni. (…) Attraverso il lavoro si viene alienati dal mondo e da se stessi: per questo ho sostenuto che il lavoro è una de-realizzazione del Sé. Oggi il lavoro assume la forma della libertà e dell’auto-realizzazione. Sfrutto me stesso nella convinzione di realizzarmi. Il sentimento dell’alienazione, qui, non sorge; così, questo è anche il primo stadio dell’euforia da burnout. Mi butto entusiasticamente nel lavoro, fino a esserne annientato: mi realizzo morendo. Mi ottimizzo nella morte. Mi sfrutto volontariamente, fino a distruggermi. Questo auto-sfruttamento è più efficace dello sfruttamento estraneo di Marx, proprio perché procede insieme al sentimento della libertà. Il dominio neoliberale si nasconde dietro la libertà percepita: si dà, anzi, esso stesso come libertà. Il dominio raggiunge la forma più stabile laddove coincide con la libertà. L’odierna società non è la società della repressione, anche se la fine della repressione non implica la libertà. Oggigiorno, piuttosto, noi siamo depressi: la società della repressione cede il passo alla società della depressione.

PROBLEMA

Il significato della mia esistenza è che la vita mi ha posto un problema. O, viceversa, io stesso rappresento un problema che è stato posto al mondo, e devo dare la mia risposta, perché altrimenti mi devo contentare della risposta del mondo.
(Jung)

VERBO

La mancanza di significato impedisce la pienezza della vita, ed è pertanto equivalente alla malattia. Il significato rende molte cose sopportabili, forse tutto. Nessuna scienza sostituirà mai il mito. Non “Dio” è un mito, ma il mito è la rivelazione divina nell’uomo. Non siamo noi a inventare il mito, ma esso parla  a noi come “verbo di Dio”. Il "verbo di Dio” viene a noi, e non abbiamo modo di distinguere se, e in che modo, si differenzia da Dio. Non vi è nulla in questo “Verbo” che non possa essere considerato noto e umano, tranne il modo col quale spontaneamente  ci sollecita e ci costringe. Sfugge al nostro arbitrio. Non si può spiegare una “ispirazione”: sappiamo solo che una “trovata” non è il risultato del nostro raziocinio, ma che ci viene “da qualche altra parte”. Il “Verbo” viene a noi; noi lo subiamo, perché siamo preda di una profonda incertezza: con un Dio che è complexio oppositorum “tutto è possibile”, nel significato più pieno dell’espressione: la verità e l’inganno, il male e il bene. Non possiamo e non dobbiamo rinunciare a far uso della ragione; e neppure dobbiamo abbandonare la speranza che ci soccorra l’istinto – nel quale caso un Dio ci sostiene contro Dio. Tutto ciò attraverso cui si esprime l’”altra volontà” è materia formata dall'uomo, il suo pensiero, le sue parole, le sue immagini, e tutte le sue limitazioni. Di conseguenza egli ha la tendenza a riferire ogni cosa a se stesso,  (...),  e crede che tutto derivi dalle sue intenzioni e da “lui stesso”. Con infantile ingenuità presume di conoscere tutti  i propri poteri e di sapere che cosa è “in sé”. Pure fatalmente egli è messo in difficoltà dalla debolezza della sua coscienza e dalla corrispondente paura dell’inconscio, e pertanto è letteralmente incapace di distinguere ciò che egli ha pazientemente ricavato col ragionamento da ciò che spontaneamente gli è  venuto da un’altra fonte. Non ha oggettività  difronte a se stesso e non è ancora capace di considerarsi come un fenomeno che si trova davanti e rispetto al quale for better or worse egli è identico. Da principio tutto gli è dato, tutto dipende da lui, tutto gli accade ed è solo con grande sforzo che alla fine riesce a conquistarsi e a mantenere una sfera di relativa libertà.
Solo quando è assicurato tale conquista, solo allora, è in condizione di poter riconoscere che si trova di fronte alle sue fondamenta, ai suoi principi – involontari, perché gli sono stati dati – che egli non può sopprimere. I suoi principi (…) vivono in lui come il costante substrato della sua esistenza, plasmandone la coscienza almeno tanto quanto il mondo fisico che lo circonda.

(Jung)


BYUNG-CHUL HAN

La produzione non si basa, attualmente, sulla repressione e sullo sfruttamento da parte di estranei, non reprime la libertà ma ne fa uso. Siamo noi stessi a sfruttarci: questo auto-sfruttamento è assai più efficace nella misura in cui si accompagna al sentimento della libertà.
Oggi viviamo nell’illusione di essere liberi, ma non lo siamo affatto: vediamo infatti come la comunicazione, che si presenta come libertà, si rovescia in controllo. Comunicazione e trasparenza producono anche una costrizione al conformismo: oggi crediamo di non essere soggetti sottomessi ma liberi, crediamo di essere un progetto che si delinea in maniera sempre nuova, che si reinventa e si ottimizza. Il problema è che questo progetto, nel quale il soggetto sottomesso si libera, si rivela esso stesso una figura della costrizione. L’io come progetto sviluppa delle costrizioni interiori, per esempio nella forma della prestazione e dell’ottimizzazione sempre maggiori. Oggi viviamo in una fase storica particolare, nella quale la stessa libertà implica costrizioni. Per Karl Marx il lavoro conduce all’alienazione: il Sé viene distrutto dal lavoro. Attraverso il lavoro si viene alienati dal mondo e da se stessi: per questo ho sostenuto che il lavoro è una de-realizzazione del Sé. Oggi il lavoro assume la forma della libertà e dell’auto-realizzazione. Sfrutto me stesso nella convinzione di realizzarmi. Il sentimento dell’alienazione, qui, non sorge; così, questo è anche il primo stadio dell’euforia da burnout. Mi butto entusiasticamente nel lavoro, fino a esserne annientato: mi realizzo morendo. Mi ottimizzo nella morte. Mi sfrutto volontariamente, fino a distruggermi. Questo auto-sfruttamento è più efficace dello sfruttamento estraneo di Marx, proprio perché procede insieme al sentimento della libertà. Il dominio neoliberale si nasconde dietro la libertà percepita: si dà, anzi, esso stesso come libertà. Il dominio raggiunge la forma più stabile laddove coincide con la libertà. L’odierna società non è la società della repressione, anche se la fine della repressione non implica la libertà. Oggigiorno, piuttosto, noi siamo depressi: la società della repressione cede il passo alla società della depressione.

FRAMMENTI DI LETTURA

Credere che ci sia da una parte la ragione e dall'altra l’emozione (che le immagini provocherebbero) è una svista. La cosiddetta ragione è il modo di cercare di universalizzare la nostra emozione.

NORMALE O PATOLOGICO?

E' sempre sembrato prioritario occuparsi degli stati patologici, secondo una logica scientifica che, se ha dato buoni frutti nel passato, oggi mostra in modo penosamente grossolano i suoi limiti e i suoi difetti.
Il tentativo, operato principalmente attraverso la psichiatria, di definire ciò che è normale e ciò che è patologico, ha finito per trasformarsi in un'operazione tragicamente riduttiva dello spazio mentale interno. Il "normale" non è riferito a dati "scientifici" ma a valutazioni culturali, sociali e molto spesso utilitaristiche.
La situazione attuale risulta in tutta la sua chiarezza se si paragonano tra loro la ricchezza di vita mentale di un abitante della foresta e quella di un moderno abitatore di una grande città: là l'ambiente è ricco di stimoli e di imprevisti, qui è ripetitivo e monotono; là l'uomo può esplorare e misurarsi, qui è costretto a giocare un'unica partita le cui carte sono decise da altri. Là il pensiero è brado, infrenabile, spontaneo, qui è ingabbiato, prevedibile. Oggi questo meccanismo riduzionistico ci ha preso la mano e l'ordine è diventato prigione, le convenzioni sono diventate convinzioni, le regole sono divenute preconcetti, ciò che solo è descritto è reale, confondendo questo immaginario col reale: il normale è diventato estremamente ristretto.
La reazione alla repressione della libertà psichica e mentale è l'aumento dei disturbi psichiatrici, oppure è la corsa al magico e al paranormale, oppure sono le tossicomanie che, tra altre valenze, esprimono anche il bisogno di evasione mentale, il piacere di esplorare dimensioni interne più ricche, la necessità di concedere spazio al groppo interno di stimoli, pulsioni, desideri e animalità, maltrattato e represso nell'esasperante teatro del quotidiano.
La libertà psichica non è perseguita manifestamente ma, piuttosto, viene limitata dall'uniformità e povertà del progetto vitale: lavorare e produrre, consumare e accumulare oggetti, arricchirsi per godere oggetti più numerosi, più grandi e più lussuosi.
Altrettanto si potrebbe dire per le restrizioni di altre libertà, da quella sessuale a quella del tempo libero: ambedue sono pause pianificate nei tempi produttivi.
Lo spegnimento del ruolo sociale delle religioni non ha cancellato la religiosità e neppure il bisogno di trascendenza, lasciando così un vuoto spirituale che può, oggi, essere riempito da una miriade di culti, credenze, pseudoreligioni e sistemi di fede, attraverso i quali viene veicolato di tutto.
E' attraverso questi fermenti e questi malcontenti che nasce la necessità di ri-appropriarsi della propria mente, di riformulare i concetti di normale  e patologico, di cartografare lo spazio interiore e di pretendere dalle scienze che si occupano della psiche un allargamento dei concetti di mente, cervello e uomo.

(Gli stati modificati della coscienza - Marco Margnelli)

FORO INTERNO


Ho un gusto per il segreto, che ha chiaramente a che fare con la non-appartenenza; ho un moto di timore o terrore dinanzi a uno spazio politico, per esempio, a uno spazio pubblico, che non dia spazio al segreto. Per me, esigere che si metta tutto in piazza e che non vi sia un foro interno è già il farsi totalitaria della democrazia. Posso trasformare quanto ho detto in etica politica: se non si mantiene il diritto al segreto si entra in uno spazio totalitario.
(Derrida)

Trasparenza” si compone delle parole latine trans e parereParere significa originariamente: apparire o divenire visibile al comando di qualcuno. Chi “parisce” è visibile, ubbidisce senza contraddire. Già nella sua origine etimologica, la parola “trasparenza” aderisce a qualcosa di violento. Corrispondentemente essa viene oggi assunta a servizio come strumento di controllo e sorveglianza.

Il sogno della metafisica, da cui siamo partiti, precipita così nel calcolo cibernetico: scienza del controllo e delle informazioni, dove “vedere il mondo intero e impartire degli ordini al mondo intero è quasi lo stesso che essere dappertutto”, e le incertezze, le interruzioni nel flusso informativo, i conflitti e ogni soggettiva resistenza umana devono essere ridotti allo zero. Potrebbe essere questione di poco. 

APPUNTAMENTO CON L'ARTISTA

La via dell'artista è un libro che ho scoperto navigando e che subito mi è sembrato molto interessante ed utile alla mia situazione di naufraga.
Fra  i vari esercizi proposti, ce n'è uno che è una costante: l'appuntamento con l'artista.
Ho iniziato tardi a rispettarlo appieno; inizialmente mi dedicavo solo ad esercizi di volo: camminare a passo sostenuto a suon di musica, guardare un film appositamente scelto e immaginare. 
Col tempo, poi, ho iniziato a rispettarlo più seriamente.

Primo appuntamento: 
Certosa di Pavia


Secondo appuntamento: 
Castello Sforzesco a Milano


Terzo appuntamento: 
Mostra di Palma il Vecchio, Accademia Carrara a Bergamo


L'appuntamento con l'artista è l'appuntamento col bambino che è in me, di cui voglio aver cura ed ascoltare, perchè una cosa che sanno fare molto bene i bambini è "inventare le cose". 
Ed io ho bisogno di inventarmi ogni giorno.


IL PASTORE E IL SERPENTE: LA DOTTRINA DELL'ETERNO RITORNO.


Tra i bislacchi personaggi che accompagnano Zarathustra nella sua avventura, vi è anche un nano che espone la dottrina secondo cui tutto ritorna su se stesso e per cui tutto quanto accade ora è già accaduto un'infinità di volte nel passato e accadrà un'infinità di volte nel futuro. 
Nella poliedricità caleidoscopica della filosofia nietzscheana, suona quasi banale questa teoria già esposta similmente dagli Stoici: tuttavia, gli animali che accompagnano Zarathustra, ad un certo punto, intonano una canzone il cui motivo è quello appunto dell'eterno ritorno, il cui significato profondo, però, non è banalmente quello del ritorno perpetuo delle medesime cose, ma è un significato recondito e profondo: tant'è che Zarathustra, in una narrazione in cui aleggia un clima onirico, racconta di aver avuto una visione e di aver visto un pastore che dormiva e a cui entra in bocca un serpente; Zarathustra cerca di aiutarlo ma, non riuscendoci, lo invita a mordere il serpente e così si salva e la vicenda si chiude con una risata liberatoria del pastore. Quale è il significato di ciò? Il serpente che si morde la coda simboleggia il tempo concepito come ciclico e che in un primo tempo può essere concepito come un qualcosa di soffocante, perchè l'idea che tutto ritorni è insostenibile poichè nessuno vorrebbe ripetere all'infinito la propria vita, proprio perchè la nostra vita non è così perfetta da poter aspirare ad essere desiderata per l'eternità. Il morso al serpente sta a significare che è vero che la dottrina dell'eterno ritorno può essere soffocante, ma solo per chi ha un'esperienza di vita non pienamente realizzata. L'oltreuomo, invece, che sa vivere in superficie e vivere pienamente la sua esistenza come un'opera d'arte, può per davvero desiderare di riviverla in eterno e tagliar la testa al serpente vuol dire spezzare il circolo del tempo che ritorna su se stesso e inserirsi in questo circolo ma se tutto torna su se stesso, si può obiettare, non c'è la possibilità di entrare in questo circolo; e questo è l'apparente paradosso della dottrina dell'eterno ritorno. E' vero che non ci si può infilare nel circolo a nostro piacimento, ma tutto si spiega se, come ci rammenta Zarathustra, teniamo presente che le apparenze ingannano e la teoria dell'eterno ritorno è diversa da come sembra. Secondo la logica della volontà di potenza, egli vuole proporci un'interpretazione particolarmente forte del mondo, non una verità, ma un'immagine del mondo che valga la pena di essere vissuta; in altri termini, ci sta dicendo che se ci mettiamo nella prospettiva dell'oltreuomo e se quindi sappiamo vivere pienamente la vita, varrà la pena anche decidere di vivere come se la vita dovesse eternamente ritornare, momento per momento. Soltanto una vita pienamente vissuta si può desiderare che ritorni in eterno, ma solamente un qualcosa concepito come eternamente ritornante assume un valore assoluto tale da poter vivere pienamente la vita: nella dottrina del tempo lineare, ogni istante distrugge quello precedente, ogni cosa è travolta da quella che viene dopo e quindi se accetto tale dottrina non posso vivere pienamente, perchè so che ogni istante sarà distrutto da quello successivo; nella dottrina dell'eterno ritorno, invece, posso vivere la vita fino in fondo perchè ogni cosa che faccio ha un valore assoluto, poichè si sfugge tempo lineare per cui ogni cosa che si fa viene mangiata (e quindi privata di significato) da quella successiva (il mito di "Cronos", ovvero il tempo, che divora i propri figli). Se l'eterno ritorno viene considerato non come dottrina metafisica, ma come interpretazione, allora il paradosso per cui si entra nel circolo si dilegua: posso decidere di vivere come se ci fosse l'eterno ritorno, desiderando con ardore di rivivere ogni singolo istante della vita per l'eternità ( amor fati ): " la mia formula per la grandezza dell'uomo é amor fati: che cioè non si vuole nulla diverso da quello che é, non nel futuro, non nel passato, non per tutta l'eternità " ( Ecce Homo ). E così, la fase precedente al nichilismo, quella cioè dei valori morali e di Dio, simboleggia l'eternità, mentre quella del nichilismo passivo, privo di valori assoluti, è il tempo lineare che tutto travolge e nulla ha senso; l'ultima fase, quella del nichilismo attivo, è il divenire continuo che assume valore assoluto e tutto ciò è quanto accade nella dottrina dell'eterno ritorno, la quale fa assumere dignità di assoluto al divenire, tutto fluisce ma in modo circolare. E così si capisce la vicenda del pastore: soffocato in principio dall'interpretazione banalizzante dell'eterno ritorno, riesce ad entrare nel circolo dell'eterno ritorno e col riso esprime la sua piena felicità.


LA SCRITTURA E' UN MEDIUM DEMOCRATICO


Questa mattina, molto presto, mi sono imbattuta (a dir la verità, ne avevo bisogno) in un un articolo di Chiara Vitali molto interessante, che parla dello scrivere, restituendo ad ogni singola persona che lo fa la giusta dignità che merita, argomentando così:
"Ecco perché tutti possono scrivere: la scrittura è un medium democratico. Si potrà fare con maggiore o minore padronanza, si potrà aspirare a entrare nel gotha dei letterati o semplicemente a scrivere un diario o il proprio blog, si privilegerà la scrittura a mano o quella al pc (meglio entrambe), ma tutti possono farlo." 
"Quando scriviamo nel mare magnum del web siamo un po’ tutti naufraghi che nascondono messaggi in una bottiglia. Chi troverà il messaggio? Quanti lo troveranno leggibile? Quello che conta è il percorso più che la meta, è l’impulso di lanciare in libertà quello che è più che altro un regalo, un pane da spezzare insieme."
Devo dire che apprezzo sempre moltissimo l'atteggiamento rispettoso e umile di chi scrive per mestiere, di chi non guarda dall'alto al basso noi poveri mortali che scriviamo per dire che siamo vivi, semplicemente.

Tempo che passa
nelle giuste fessure
tra buio e penombra
per un pezzo di canto
da leccarsi le dita
spalmando parole su fette di pane.
Mi appunto un pensiero
sbiadito, ma chiaro
in un film che ho già visto
che dimentico presto.

CAPO-GIRO


Ci sono persone capaci di usare le parole come si usano pietre preziose per confezionare un gioiello, in grado di trascendere la realtà attuale descrivendo un mondo dove l’anima si trova totalmente accolta.
Ci si può ascoltare meglio! Con esercizio e cura, si può liberare ciò che sta sotto strati di “attualità”, di luce abbagliante e di immagini che sfrecciano a raffica davanti agli occhi.
Bisogna girarli, questi occhi, senza girare il capo, guardando l’altro lato di noi stessi, come si guarda ciò che amiamo e di cui vogliamo prenderci cura.

MI DOMANDO

Forse la Verità non è una cosa complicata. Probabilmente è da sempre davanti ai nostri occhi, semplice ed inconfutabile. Molto spesso ci facciamo bastare quel che non ci basta e non ci facciamo bastare quel che potrebbe bastarci, per un senso di assenza-mancanza che ci ostiniamo a riempire con ciò che è fuori di noi.
Probabilmente il vuoto è dentro.
Esistono due fenomeni indiscutibili: la nascita e la morte. Entrambe possono assumere svariati significati e sfumature dal punto di vista emotivo, ma di sicuro non possiamo fuggire da esse.
Data per certa la “semplicità” di queste verità, non sembra difficile assumere un punto di vista difronte al proprio vissuto, pur essendo estremamente faticoso, poi, tradurre in “agito” la nostra visione. Decidere è l’atto più complesso e complicato, perché decidere significa sì avanzare (essere-qualcosa in più), ma comprende in sé anche lasciarsi sfuggire (non- essere-più).

MAI COME IERI (Mario Venuti)

Perché essere felici

per una vita intera


sarebbe quasi insopportabile


Forse meglio dondolarsi


fra l'estasi e la noia


cercando le risposte più plausibili


Com'era l'albero


così sarà il frutto


Dolce pensiero di vivere tutto


Non può essere mai come ieri

mai più la stessa storia


Non può essere mai come ieri


mai quella stessa gloria


Su vieni e riabbracciami


se ti ho perso è stato solo per un attimo


Ci sono infinite cose deliziose

così vicine agli occhi


che non le sai vedere


Quanto tempo abbiamo perso inutilmente


seguendo dei percorsi inevitabili


Com'era l'albero così sarà il frutto


Dolce pensiero di vivere tutto.

ONTOLOGIA SPICCIOLA DELLA DOMENICA

Le domeniche sono tutte uguali, con quel sapore di rancore e frustrazione ormai radicato nel mio "Esserci". Gettata nel mondo sono stata un "Essere nel Mondo": c'è stato un periodo felice, pieno di luce e di progetti sul mio "Esserci". L'intuizione, la "Cura", erano in me. Accompagnavano ogni risveglio, palpitante di emozioni e idee per il Futuro prossimo. Il mio presente era un susseguirsi di Futuro, proiettato nel Mondo.
Ma il Passato adesso si radica, mi inchioda ad ogni amarezza. Il mio cuore è pietra, il mio sguardo, basso. Rancore e frustrazione sono i miei veleni e vorrei tanto tornare al sorriso, alla "Cura": ad un "Esserci nel Mondo".