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VITA COMPLICATA

Risultati immagini per figure ambigue percezioneTutto qui, dietro angoli smussati
Scale scese dove sfugge la luce
Giù, in basso ad ascoltare i pensieri
Quando riesci
E torni a galla cercando respiro
Annusi l’aria
Forse un istinto nelle braccia
Nei piedi che cercano fondo
Ricordano che cammini

Che devi camminare.

I NOMI

Risultati immagini per DANZAFigli miei
chi ci ha deposto qui 
perché ci amassimo e ferissimo.
Voi vi chiamate
ed io chiamo voi come vi chiamai.
Non siamo solo nomi e carne e suono
siamo polvere che ama e resta 
nel tempo d'un respiro.
Allora non c'è uno, ne' due
perché e' danza questa luce che pulsa.

COME UNA SCOSSA

Un vagito rompe il silenzio
così si concede la vita
in un breve accenno di fiato
urlato
da doverlo sentire.
Percorre le ossa
perdendosi a terra
riesumando un sorriso
che la pioggia lava
e porta con sé.

LEI

Non sembra rotta
a guardare come si guarda 
né servono colla e ricambi.
Funziona
almeno fino a fine giornata
il buio coprirà ogni crepa
rimarranno solo specchi.
Non manca la luce
rivela che sta cedendo
grida strozzate da sorrisi di plastica.

UN FIGLIO COMUNQUE

Siamo figli comunque
anche se non piangiamo
e sembriamo sicuri
dentro ai nostri silenzi.
Non chiediamo permesso
ma comunque indugiamo
di certo chiediamo.

Mi sento smarrito
come un bimbo qualunque.
Pedala per me
io rimango a guardare.

Non pesano gli anni
sei tu che mi guidi
quando tutto è sicuro
quando tutto è illusorio.

STATICA

Sembra non finire quest'allergia
s'è presa il senso del gusto
il profumo dei fiori
ha gonfiato le finestre sul mondo.
Me ne sto al chiuso
me ne sto, e basta.
Non ci sono strade
o le ho percorse tutte.
Mi siedo all'ombra d'un gelso
e aspetto
aspetto che torni.


LUNEDI'

Svegliarsi ancora
quando è buio e magari sbatti.
Duole il corpo stordito.

Continui fino alle ore del giorno
dove tutte le risposte esistono
non chiedi, dici
e scrivi di conti e di appunti
prima che la sera li porti via.

Ritornare ancora
alla stessa cucina di ieri
con le mani che fanno
e i pensieri da parte
da usare quando sarà il momento
che arriva, lo sai, e travolge
schiaccia e ti tiene stretto
sotto il tetto di casa
al di qua delle sbarre
dove lo specchio domanda
e ti guarda negli occhi.


RIDERE

La gente sulla porta
sorride
a volte ride.
Lo sento al di qua del muro.
Non è così diverso.
Così lontano dal mio volto
dalle parole incarcerate
e mura di fango.
Con te, vita, vorrei ridere così,
sentire quel suono che apre le porte
che fa camminare.

SENZA PESO

Scrivere d'un sogno che ho fatto
senza pensare
lasciare andare le parole
toglierne il peso
come si colora un disegno fatto da altri.
Scivolare sull'erba
senza sporcarsi
con le mani sui fiori
e gli occhi nel cielo.

TUTTE LE OSSA

Tutte quelle ossa bloccate dalla pelle
che lenta scende i gradini del tempo
e si prende ogni umore
si porta via le labbra.
E' che non riesco a pensarti lì
anima vegetale
senza più petali
senza più acqua.
Perchè le lacrime non vanno via?
Sei cenere che per poco riposa
nella penombra d'una domenica afosa
senza concedere nulla
ai morsi della vita
alla resa che aspetti.

IL CORAGGIO DI OGNI GIORNO

Cosa oltre il fluire del fiume?
Le sponde a dignitoso contegno della furia  
derubata d'ogni trasparenza.
Il buio e il freddo si conoscono 
altre vite s'incontrano 
in vortici invisibili trascinano la superficie 
fino alla sabbia
nel procedere continuo d'una forza
che ancora s'interroga sulla madre.

MITO

I capelli mossi dal vento
perdevano il peso degli anni
lasciando in bocca un dolce sapore.
Ho abitato pagine d'un mito
ingiallite all'ombra d'un salice.
Morivo e vivevo
più volte
fino alla fine d'un pensiero bellissimo.


SEDIA VUOTA

Il tuo viaggio finirà e rimarrò
con parole mai arrivate
nello spazio dei silenzi
ancor prima d'ogni assenza.
Quante volte ci siamo sedute
dicendo e tacendo,
lontane.
Te ne sei andata in un giorno come altri 
e solo ora io ti vedo 
sedia vuota nella stanza.

PREDA


Il gatto s'è preso un uccellino
caduto dal nido.
Non vivrà.
Sanguino
di lacrime deluse rompo
il mio silenzio chiuso
il mio essere trasparente.

HO VEGLIATO

Ho vegliato il tuo tormento
gli strappi e le parole
rinchiusi dietro agli occhi.
Mi hai guardato
come si fissa la paura
come si sbaglia una risposta
ed io sono rimasta
come bastone in una mano.

QUANDO SAI

Quando sai com'è
mentre ci sei, resti
e poi, vorresti non saperlo
dimenticare quel distacco
l'allontanarsi silenzioso del mare
e guardare il sole che scende
aspettando i primi brividi
che ti chiamano verso casa.
Quando sai com'è
sai che è il tempo dei no
che non sai dire e dici
e te ne ritorni indietro
ma non è lo stesso
non è più la stessa sabbia sotto i piedi
la sabbia,  la stessa, che ogni volta hai rigirato.

VOGLIAMO PARLARE DI COSE SERIE...E ALLORA, PARLIAMONE!

La poesia è solo una strategia per fuggire dalla realtà, una realtà che non corrisponde alle fatiche di ogni giorno, ai sacrifici, inutili, se si guarda al contesto sociale, fondamentali se si guarda al proprio credo.
Non voglio essere poetica, non ha senso! Dove stiamo andando, tutti!
Ogni giorno è una guerra, senza regole, senza dignità, senza rispetto, senza alcun riconoscimento del merito!
Dobbiamo guardare oltre! Giusto, sacrosanto! Ma a spese proprie e senza che nessuno ti riconosca il dovuto - e non un grazie- per precisare-. Perchè non è un grazie che ci aspettiamo, noi che ci mettiamo l'anima e i risparmi delle nostra e dell'altrui vita, ci mettiamo il futuro nostro e dei nostri figli...  costruiamo un altro futuro, costantemente osteggiato da vessazione da parte di monarchici mascherati da democratici. Cosa devo dire alle famiglie che lavorano per noi? Cosa devo dire alla mia famiglia, ai miei figli, a me stessa?
Non ci pagano? questi signori della mafia - perchè è una mafia - con la m  minuscola,  - anzi, appellandosi alle unità di misura usate in fisica, con la "mi" greca!
Mi sveglio la mattina alle 6.00 - dopo una notte che non definirei piena di sogni meravigliosi- con la percezione precisa di avere l'acqua alla gola; porto i miei figli a scuola, alle 7.30 sono in ufficio e a volte si finisce alle 20.00. Ci sono fine settimana dedicati alla cura della famiglia, ai cari che hanno avuto la sfortuna d'un brutto male - ci si aiuta - e ogni sacrosanta - maledetta - ingiusta giornata finisce con un problema da risolvere, che è solo tuo e a nessuno frega di quanto ti costerà.
Ma dove vogliamo andare....ma dove?
Chi si dispera per le ferie che non riuscirà a fare, chi si riunisce in gruppi di preghiera per fare "esercizi spirituali"...ma per favore, ma facciamola finita con questo schifo di ipocrisia! Gli esercizi spirituali si fanno facendo le azioni che fanno il bene di chi si ama e, se vogliamo davvero trascendere, facendo il bene dell'altro: rinuncia del fine settimana in un percorso pseudo-spirituale del gusto per la veglia di chi soffre; rinuncia del proprio tempo per la cura di chi ha bisogno ( senza andare lontano - e per essere concreti - della nostra famiglia); rinuncia  della messa per offrire aiuto a qualcuno, concreto!
Sacrificio - vero - e senso del dovere: questo serve e poi si parte dal pensare da dove ripartire, con le idee chiare e pulite, senza ipocrisie e litanie da fanatici!

IL LUOGO DEL CORPO

Il luogo del corpo è un luogo ristretto. Con l'età ci si adegua e si comincia a convincersi che si riduca tutto a lì. Ci sono lampi d'entusiasmo, effetto di gratificazioni immediate/inaspettate...poi torna tutto al suo posto, scomposto come l'avevi lasciato. M'illudevo d'avere qualcosa da dire, ma ci sono talenti che non posso negare in altri, di cui ho letto. Cosa credevo?

Una vecchia coppia si scambiava considerazioni così:
"chi si ricorderà di me?" - dice il marito - "chi ti ha voluto bene" - risponde la moglie. E' tutto qui. E allora, dopo la recente scomparsa di questa gran donna che ha vissuto la sua vita e se ne è andata nella gioia e nell'amore di chi l'ha amata, mi trovo più spesso a guardare i miei figli e a chiedermi se mai li amerò abbastanza, così come loro ne hanno bisogno.

VENTIDUE

Cosa dovrei fare?
dormire, non odiare
la tua voce dietro al mio orecchio?
Il disagio d'un abito stretto
le vesciche ai piedi
nonostante, cammino.
Mi sfinirà prima o poi l'andare dei passi
la forma che lascio sul divano
troppa gravità mi trattiene al suolo
e rubo i minuti per me
per dire di cose e di altre parole.

UN ALTRO ANDARE

Un altro andare
per strada, la stessa, fino alla sera
e del giorno mi riempio la testa
il grembiule appeso, non serve.
Ci si sporca sempre a maneggiare la terra
a tagliare l'erba
e ripulire il cortile.
Poi torno dentro,
sento che ascolti e non ti volti
proseguo verso l'orto:
dietro la porta c'è il sole, oggi.